Psicologia e dintorni2026-03-05T10:15:22+01:00

Psicologia e dintorni

Domande frequenti

È normale avere dubbi prima di iniziare. In questa sezione trovi le risposte alle domande che ricevo più spesso.

Psicologo, Psicoterapeuta o Psichiatra, a chi rivolgersi?2026-03-02T09:51:05+01:00

Lo Psichiatra è un professionista con una laurea in Medicina e Chirurgia, che successivamente ha conseguito la specializzazione in Psichiatria. Tale figura professionale è l’unica che può prescrivere farmaci

Lo Psicologo è un professionista laureato in Psicologia. Da una definizione presa dal sito dell’Ordine degli Psicologi: “La professione di psicologo comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito.” (art. 1 Legge 56/89) Per diventare Psicologo oggi in Italia è necessario: Laurearsi in Psicologia (Laurea Specialistica 3+2) Svolgere un tirocinio post-lauream di un anno Sostenere un Esame di Stato abilitante alla professione Iscriversi all’Albo professionale regionale.

Lo Psicoterapeuta è il professionista psicologo, o anche medico, che ha conseguito una specifica formazione professionale (successiva alla laurea) di durata almeno quadriennale, presso scuole pubbliche o private riconosciute. L’abilitazione all’esercizio della psicoterapia avviene ai sensi dell’art. 3 della Legge 18 febbraio 1989 n.56.”

Lo Psicologo Psicoterapeuta oggi è dunque in possesso di una specifica Specializzazione in Psicoterapia, della durata di 4 anni, dopo essersi laureato in Psicologia (3+2 anni) e abilitato mediante il superamento dell’Esame di Stato. Tale formazione successiva alla laurea consente l’acquisizione di metodologie fondamentali per il trattamento dei disturbi in ambito psicologico, anche grazie ai tirocini che i professionisti sono tenuti a svolgere annualmente per tutta la durata della formazione.

Cosa succede in un colloquio psicologico?2026-03-02T09:54:29+01:00

Le domande più frequenti che mi sento porre mentre faccio colazione al bar o quando qualche nuova conoscenza mi chiede che lavoro faccio sono: “Ma come funziona? Quando uno viene da te cosa fai? Come lo curi visto che i farmaci non li dai?”

Spesso le aspettative sono distorte. Spesso si pensa che sia come andare dal medico: quando arriviamo gli raccontiamo punto per punto tutti i sintomi, lui arriva a formulare una diagnosi e ci prescrive una medicina che nel giro di pochi giorni, come una magia, toglierà la malattia. Allo stesso modo le persone che si rivolgono allo psicologo si aspettano che al posto del farmaco il professionista fornisca qualcosa…consigli, suggerimenti, massime di vita…da “assumere tutti i giorni dopo i pasti”.

E’ vero che la “magia” della psicoterapia risiede nelle parole, tuttavia la persona non può essere passiva nel percorso terapeutico e attendersi che il professionista risolva problemi che riguardano pensieri, comportamenti, convinzioni radicate di qualcun altro.

La persona stessa è il massimo esperto del suo problema, in quanto lo vive sulla sua pelle e ne sperimenta le conseguenze. E’ necessario dunque che fornisca una finestra sulla situazione e che sia disposto a cambiare panorama.

Non so da dove cominciare, mi faccia lei una domanda!2026-03-02T09:55:08+01:00

Devo cominciare a raccontare dalle elementari o dalla scorsa settimana? Devo parlare del problema che mi affligge o di quello che penso io in merito al mio disagio? Non c’è una scaletta predefinita, l’importante è partire. Se pensiamo di non riuscire a partire non spaventiamoci, lo psicologo è lì apposta per aiutare a raccontarci. Se preferite che sia lo psicologo a farvi domande, lo farà. Un professionista competente deve modellare il proprio lavoro sulla persona che ha di fronte, dunque non dovreste mai sentirvi costretti o a disagio durante un colloquio.

Poi, in base all’approccio teorico del terapeuta, ci sono psicologi che intervengono di tanto in tanto, altri che invece intervengono spesso.

Quanto tempo dura una seduta? Ce la farò a raccontare tutto?2026-03-02T09:55:41+01:00

Anche la durata di un colloquio dipende dall’approccio dello psicologo/psicoterapeuta. Generalmente definisco la durata in base alle esigenze e agli obiettivi della seduta.

Tendenzialmente i colloqui durano dai 45 minuti a un’ora, ma, se ritengo che il lavoro con la persona sia stato già sufficientemente proficuo in un tempo inferiore o che sia necessario un tempo superiore per delineare meglio certi argomenti o raggiungere determinati punti chiave, la durata può variare.

Qualsiasi variazione è soggetta a una valutazione dello psicologo in base ad un lavoro per obiettivi che si avvale di metodi e strumenti validati.

Dunque, non preoccupatevi dell’orologio.

Dottoressa non mi dà i compiti da fare a casa?2026-03-02T09:56:19+01:00

Ormai è pratica diffusa e i pazienti, soprattutto quelli che sono stati precedentemente da un collega, si aspettano di averli. Mi sono capitate persone che dopo 5 minuti di colloquio hanno estratto dalla borsa una penna e un quadernone, pronti a scriversi il manuale di istruzioni per il cambiamento.

Spesso anch’io nella pratica terapeutica chiedo alla persona di fare delle cose a casa tra una seduta e l’altra. Questa è una metodologia consolidata che può avere scopi differenti, dall’introdurre piccoli cambiamenti nella vita quotidiana al raccogliere informazioni nel contesto problematico che la persona non pensa siano rilevanti per la terapia.

Non tutti i terapeuti però danno compiti a casa. E soprattutto non tutti i terapeuti danno compiti a casa a tutti i pazienti. Anche qui, l’approccio dipende dalla persona che chiede consulenza e dall’esigenza sottostante, dunque dalla valutazione della situazione da parte del professionista.

Quali obblighi ha lo psicologo psicoterapeuta?2026-03-02T09:59:27+01:00

Innanzitutto il professionista è tenuto a farvi firmare una dichiarazione di autorizzazione al trattamento dei dati sia generici sia sensibili e rilasciarne copia previa richiesta, rispettando in questo modo la normativa sulla Privacy.

Un altro obbligo consiste nel rilascio di documentazione fiscale del pagamento (fattura/ricevuta): non tutti sanno che la psicoterapia è una spesa sanitaria, così come tutte le altre spese di tipo medico, pertanto è detraibile dalle imposte. Sapere che la spesa è detraibile può anche influenzare la percezione delle proprie possibilità economiche nell’intraprendere un percorso psicologico.

Questo vale per gli interventi psicoterapici, le consulenze, i colloqui di sostegno, le diagnosi finalizzate all’ottenimento della patente di guida, delle pensioni d’invalidità e del porto d’armi e qualsiasi intervento mirato al cambiamento dei singoli e dei gruppi. Mentre, le prestazioni di formazione, le consulenze tecniche di parte, le consulenze aziendali richiedono l’iva, pertanto non possono essere considerate spesa sanitaria.

Un altro obbligo dello psicologo psicoterapeuta consiste nel rispetto del Segreto Professionale e di tutte le norme deontologiche descritte nel Codice Deontologico degli Psicologi, pena sanzione disciplinare. Pertanto non può essere veritiera la preoccupazione che le cose raccontate allo psicologo arrivino alle orecchie di amici, parenti e familiari, neppure se il professionista in questione li conosce. Allo stesso modo lo psicologo non può intrattenere relazioni intime (amicali, parentali, sentimentali o sessuali) con il paziente, questo per evitare che il suo lavoro sia influenzato da scopi, interessi, emozioni o motivazioni personali.

Quanto dura un percorso psicologico?2026-03-02T10:00:42+01:00

“Se cominci ad andare dallo psicologo stai certo che non smetti più…”
“Mi dà un consiglio al volo?”
“So di persone che hanno sviluppato dipendenza e non riescono più a stare senza il loro psicoterapeuta!”
“Si dice che la psicoterapia inizi 9 mesi dopo alla prima seduta…”

Queste sono solo alcune delle frasi che ho sentito pronunciare dai miei pazienti o da conoscenti. Occorre evidentemente un po’ di chiarezza. La percezione del tempo è relativa, non è un concetto assoluto. Già due sedute per qualcuno potrebbero essere troppe, per altri non sarebbe sufficiente un anno.

Spesso chi chiede un consiglio “al volo” ha una concezione distorta dello psicologo, tanto quanto chi pensa che la terapia duri tutta la vita. Andare in terapia non è per forza un percorso lungo. Anzi, molti approcci, tra cui il mio, prevedono tempi relativamente brevi.

Tuttavia non è possibile stabilire a priori il numero di sedute che serviranno per raggiungere gli obiettivi prefissati. E tanto meno si può risolvere un problema complesso e articolato, quali possono essere le storie di vita, mentre si aspetta l’autobus o a una cena in cui casualmente ci si ritrova seduti a fianco a uno psicologo.

La durata di un trattamento psicoterapeutico può variare molto a seconda del metodo utilizzato dallo psicoterapeuta. Ad esempio, la psicoterapia che ha come obiettivo l’esplorazione del profondo può durare anche diversi anni, con la frequenza di due o tre incontri settimanali. Altri approcci, invece, focalizzati sul problema e sul disagio, possono condurre alla risoluzione delle difficoltà in tempi variabili che possono andare, a seconda dei casi, da una decina di sedute ad una durata complessiva di alcuni mesi.

Alcuni terapeuti stabiliscono fin dall’inizio un numero d’incontri prefissato, al termine dei quali si valutano i risultati raggiunti e, in base all’effettiva utilità della terapia, si decide insieme se proseguire o meno.

Questo consente alla persona di monitorare l’andamento della terapia e ad entrambi di procedere per obiettivi utili alla risoluzione del disagio, evitando di adagiarsi al trascorrere degli incontri e usando il tempo a disposizione in modo strumentale.

Quanto costa andare dallo psicologo?2026-03-02T10:04:20+01:00

“Solo ciò che non paghiamo ha un costo, ciò che paghiamo è un guadagno”

Le tariffe dello Psicologo variano a seconda del professionista e del tipo di intervento richiesto. Le tariffe relative alle diverse prestazioni che il professionista può erogare sono indicate nel Tariffario degli Psicologi dell’Emilia Romagna, che è rappresentativo delle cifre da pattuire, ma non risulta un obbligo per il professionista.

A titolo esemplificativo, per un colloquio psicologico clinico individuale il compenso, secondo il tariffario, può variare dai 35 euro ai 115 euro, tuttavia difficilmente uno psicologo/psicoterapeuta stabilisce tariffe minime o massime; tendenzialmente infatti il compenso si aggira tra i 50 e i 90 euro a seduta.

Dal momento che il costo viene deciso dal singolo professionista in modo autonomo, è sempre bene rivolgersi direttamente allo Psicologo/Psicologa per avere indicazioni precise sui compensi che richiede la sua prestazione. Solitamente nella definizione del compenso lo Psicologo tiene conto delle tariffe medie di mercato in relazione alla zona geografica, del tipo di prestazione richiesta, della complessità dell’intervento, della struttura in cui riceve (studio privato, ambulatori o centri medici) e del tipo di utenza (singolo, coppia o famiglia).

Va sottolineato che l’Agenzia delle Entrate, con la circolare n.20 del 13/05/11, ha equiparato le prestazioni, di tipo sanitario, dello psicologo e dello psicoterapeuta a quelle del medico ammettendole così alla detrazione di cui all’art. 15, comma 1, lett. c), del TUIR, anche senza prescrizione medica. Le fatture sanitarie possono dunque essere detratte al momento della dichiarazione dei redditi, ma dal 01/01/2020 soltanto le fatture saldate con pagamento tracciabile (bonifici, carte di credito, bancomat, PayPal…) potranno essere portate in detrazione.

“Soltanto una cosa rende impossibile un sogno: la paura di fallire”.

P. Coelho

Ho paura di andare dallo psicologo!

Nascondere la testa sotto alla sabbia o affrontare la situazione con l’aiuto di qualcuno?
Diverse sono le ragioni che ci spingono a lasciare le cose così come stanno.
Vediamone alcune nello specifico.

Occorre fare subito una precisazione: lo psicologo/psicologa, prima ancora di essere un professionista, è un essere umano e in quanto tale conosce bene le difficoltà della vita. Inoltre per professione è abituato a sentire storie molto particolari, tristi e molto spesso imbarazzanti. Non sarà certo lui a giudicarle, se lo facesse sarebbe un ostacolo al suo lavoro.
Dallo psicologo si fa una sola cosa: si parla. Ci hanno insegnato a parlare fin da bambini, a due/tre anni già sapevamo formulare una semplice frase. Abbiamo sostenuto interrogazioni a scuola, colloqui di lavoro, la parola non ci è mai mancata per battibeccare con mogli e mariti. Se per un attimo ci viene a mancare, stiamo pur certi che basterà poco a recuperarla.

Per formazione, “lo psicologo/psicologa è consapevole del fatto che, nell’esercizio professionale, può intervenire significativamente nella vita degli altri; proprio per questo ha il dovere di prestare particolare attenzione ai fattori personali, sociali, organizzativi, finanziari e politici del cliente/paziente, onde evitare di influenzarlo e di utilizzare indebitamente la sua fiducia e le eventuali situazioni di dipendenza e fragilità indotte dal disagio” (art. 3 Codice Deontologico). Inoltre “nell’esercizio della professione, lo psicologo rispetta la dignità, il diritto all’autodeterminazione e all’autonomia di coloro che si avvalgono delle sue prestazioni; ne rispetta opinioni e credenze, astenendosi dall’imporre il suo sistema di valori (art. 4 Codice Deontologico).
Un professionista serio non offre consigli, perché questi rifletterebbero il sistema di valori ai quali lui stesso fa riferimento. D’altra parte abbiamo già un’estesa cerchia di amici, parenti, conoscenti pronti a fornirci consigli, senza con questo risolvere la situazione.
Lo psicologo/psicologa non deve porsi come un guru o maestro di vita, al contrario il suo compito è quello di partire da ciò che la persona racconta, per aiutarla ad aumentare la consapevolezza sul problema e cercare insieme punti di vista alternativi e nuove possibilità, che rientrino negli obiettivi e nel sistema di valori della persona stessa.

Lo Psicologo è strettamente tenuto al segreto professionale. “Non può rivelare a nessuno notizie, fatti o informazioni apprese dal cliente/paziente nel rapporto professionale con lui, neanche può informare alcuno circa le prestazioni professionali effettuate o programmate” (art. 11 Codice Deontologico). Ciò vuol dire che lo Psicologo/Psicoterapeuta non può dare nessuna informazione – neanche a eventuali familiari o amici che dovessero contattarlo – sia su ciò che il cliente/paziente gli dice, sia sul fatto che quella persona è, o è stato in passato, un suo cliente/paziente.

Allo psicologo si rivolgono persone che sperimentano una qualche forma di difficoltà. Se dovessimo considerare pazza una mamma o un papà che mette in discussione il suo ruolo di genitore, perché vuole che il figlio cresca nel migliore dei modi, o una persona che non riesce a reagire di fronte alla perdita del coniuge…allora saremo tutti pazzi. In Italia si stima che circa 3 milioni di persone abbiano sperimentato almeno un attacco di panico nella loro vita e ancora più persone sperimentano una forma d’ansia. Siamo tutti matti? Perdere punti di riferimento dopo una separazione e non riuscire a costruirsi un nuovo equilibrio significa essere pazzi? Non riuscire a raggiungere quegli obiettivi di successo che sognavamo da bambini e per questo sentirsi delusi, demotivati e insoddisfatti, è da pazzi? Potrei fare molti altri esempi, ma credo di aver reso l’idea. Questa è vita di tutti.

Molti considerano la terapia come l’ultima spiaggia: se dovesse fallire anche questo tentativo, vissuto come “estremo”, avrebbero la conferma di essere destinati a soffrire per il resto della loro vita.
Le persone hanno la tendenza a cercare conferma delle proprie convinzioni, anche se negative, piuttosto che confutarle. Questa è una delle trappole che mantengono la situazione di disagio e difficoltà.
Per non rischiare di fallire, dunque, spesso è più facile pensare che i problemi si risolvano da soli e che l’ansia, i pensieri, le preoccupazioni e i disagi, così come sono arrivati, trovino anche la porta per uscire dalla nostra vita…Nascondere la testa sotto la sabbia, o spazzare la polvere sotto al tappeto, sono metafore che tutti noi conosciamo molto bene. Ma cosa succede quando non affrontiamo le situazioni? Sappiamo per esperienza che si ripresentano puntualmente a reclamare il conto. Continuare a soffrire o regalarci una nuova possibilità. A noi la scelta.

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