Autostima e realizzazione

L’autostima e la realizzazione personale sono aree tematiche fondamentali per il benessere psicologico. Come psicologa psicoterapeuta a Milano e Imola, lavoro con persone che affrontano disagi legati alla scarsa autostima, all’insicurezza e alla difficoltà nel raggiungere i propri obiettivi.

Lavorare sull’autostima significa costruire una percezione più equilibrata di se stessi, riconoscere le proprie risorse e affrontare con maggiore fiducia le sfide della vita quotidiana.

L’autostima consiste nell’atteggiamento che la persona ha verso se stesso, frutto di una valutazione tra l’immagine che ha di sé e l’immagine di ciò che si vorrebbe essere (A.W.Pope, 1992).
Maggiore è la distanza tra quello che pensiamo di essere e quello che vorremmo essere, maggiore sarà l’insoddisfazione e il disagio che sperimentiamo.

Si tratta di una valutazione che ha poco a che fare con l’obiettività: ecco perché capita spesso che persone con scarse abilità ostentino una sicurezza inattaccabile, mentre persone stimate da tutti diffidino di se stesse e delle proprie qualità.
L’autostima funziona dunque come una lente deformante con cui la persona guarda se stessa e le proprie risorse personali, che verranno rimpicciolite o ingigantite.

Ne segue una visione soggettiva che induce ad azioni e comportamenti corrispondenti: una scarsa fiducia nelle mie capacità mi porterà a evitare situazioni in cui queste sono richieste, per il timore di sbagliare o di fare brutta figura; un’autostima elevata indurrà invece a sperimentare situazioni anche al di sopra delle reali capacità della persona, attribuendo eventuali fallimenti a circostanze esterne per restare coerenti con l’idea grandiosa di sè.

Questi processi non sono indipendenti dalle situazioni che viviamo, dalle persone che ci circondano e dal modo in cui siamo cresciuti, elementi importanti nella definizione di noi stessi e del nostro senso d’identità personale.

L’Identità, secondo Charles H. Cooley (1902), emergerebbe come valutazione riflessa, ovvero come specchio di giudizi e opinioni che riteniamo gli altri si siano fatti su di noi; allo stesso modo William James (1890) per primo affermò che l’individuo ha tanti Sé e modi di essere quante sono le persone che lo riconoscono e la cui opinione è importante per la persona.

George Herbert Mead
, a sua volta, descrive l’identità come una costruzione che ognuno di noi opera appropriandosi del punto di vista degli altri (o “altro generalizzato”, 1934); mentre Erving Goffman introduce il concetto di “situazione”, come contesto entro il quale l’identità viene negoziata tra persone, concettualizzandola dunque dinamica e in continuo cambiamento.


Il modo in cui penso a me stesso prende origine non solo dallo sguardo di chi mi circonda, ma anche dal modo particolare con cui io interpreto questo sguardo
. Inoltre ciò che penso di me si manifesta nelle azioni quotidiane: riuscire a parlare di fronte ad una platea di 100 persone o non presentarsi a un esame universitario per paura di venire bocciati sono due facce della stessa medaglia.
Domande come “chi sono io?” o “cosa voglio?” o il senso d’impotenza appresa che induce affermazioni quali “non sono all’altezza, non ce la farò mai”, rientrano tutte in difficoltà legate al senso d’identità e di efficacia personale.

E’ possibile lavorare su questi aspetti, individuando i pensieri disfunzionali che mantengono il problema, sperimentando percezioni di sé alternative e ristrutturando l’idea che abbiamo di noi e degli altri.