Ormai è pratica diffusa e i pazienti, soprattutto quelli che sono stati precedentemente da un collega, si aspettano di averli. Mi sono capitate persone che dopo 5 minuti di colloquio hanno estratto dalla borsa una penna e un quadernone, pronti a scriversi il manuale di istruzioni per il cambiamento.

Spesso anch’io nella pratica terapeutica chiedo alla persona di fare delle cose a casa tra una seduta e l’altra. Questa è una metodologia consolidata che può avere scopi differenti, dall’introdurre piccoli cambiamenti nella vita quotidiana al raccogliere informazioni nel contesto problematico che la persona non pensa siano rilevanti per la terapia.

Non tutti i terapeuti però danno compiti a casa. E soprattutto non tutti i terapeuti danno compiti a casa a tutti i pazienti. Anche qui, l’approccio dipende dalla persona che chiede consulenza e dall’esigenza sottostante, dunque dalla valutazione della situazione da parte del professionista.