Le domande più frequenti che mi sento porre mentre faccio colazione al bar o quando qualche nuova conoscenza mi chiede che lavoro faccio sono: “Ma come funziona? Quando uno viene da te cosa fai? Come lo curi visto che i farmaci non li dai?”

Spesso le aspettative sono distorte. Spesso si pensa che sia come andare dal medico: quando arriviamo gli raccontiamo punto per punto tutti i sintomi, lui arriva a formulare una diagnosi e ci prescrive una medicina che nel giro di pochi giorni, come una magia, toglierà la malattia. Allo stesso modo le persone che si rivolgono allo psicologo si aspettano che al posto del farmaco il professionista fornisca qualcosa…consigli, suggerimenti, massime di vita…da “assumere tutti i giorni dopo i pasti”.

E’ vero che la “magia” della psicoterapia risiede nelle parole, tuttavia la persona non può essere passiva nel percorso terapeutico e attendersi che il professionista risolva problemi che riguardano pensieri, comportamenti, convinzioni radicate di qualcun altro.

La persona stessa è il massimo esperto del suo problema, in quanto lo vive sulla sua pelle e ne sperimenta le conseguenze. E’ necessario dunque che fornisca una finestra sulla situazione e che sia disposto a cambiare panorama.